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SANTA MARIA DEL TIGLIO A GRAVEDONA: ANALISI STRATIGRAFICA
Facoltà: Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura
A.A.: 2000/2001
Titolo: Santa Maria del Tiglio a Gravedona: analisi stratigrafica
Relatore: Chiar.mo Prof. Stefano Della Torre
Autore/i: Alessandra Bianchi
Paola Cantore
Leonardo De Vita

Santa Maria del TiglioSituata in alto lago di Como, a Gravedona, la chiesa di S. Maria del Tiglio presenta molte caratteristiche che la fanno ritenere unica, non solo in ambito comasco, ma anche all’interno di un panorama geografico più ampio.

Risalente al XII secolo, sorge sul luogo di un antico battistero paleocristiano, del VI secolo, dedicato a San Giovanni Battista; di esso conserva l’impianto planimetrico, ad aula unica quadrata triabsidata. Una particolarità di questa chiesa è rappresentata dall’imponente campanile, posto al centro della facciata. Questo si distingue anche per la forma, quadrata dalla base fino al colmo del tetto della chiesa, poi ottagona.
Esempi di questo tipo sono rari, sia per la tipologia del campanile in facciata, sia per la sua forma ottagonale: difficilmente se ne trovano, soprattutto in Italia, e quei pochi sono di epoca più tarda, quindi hanno materiali costruttivi e caratteristiche stilistiche molto diverse.

La chiesa conserva elementi che richiamano la sua complessa storia: un pavimento a mosaico colorato, un fonte battesimale interrato, ancora risalenti al battistero paleocristiano; conci scolpiti in facciata, probabilmente di reimpiego, una fitta sovrapposizione di affreschi di epoche e stili differenti, che rimandano ad una ricca decorazione. Il paramento murario è particolarmente curato, costituito da un’alternanza di marmo bianco di Musso e marmo nero di Olcio, e rende la chiesa un esempio emblematico della raffinatezza costruttiva dei maestri comacini.
Interno, lato orientaleAffresco del Giudizio Universale









Le già complesse stratificazioni sono state rese di ancora più difficile lettura dai molti restauri, degli ultimi due secoli, che hanno interessato tutte le distinte parti della chiesa, dall’esterno all’interno, sia dal punto di vista architettonico che pittorico. La scarsa attenzione all’aspetto conservativo ha infatti causato la perdita di diversi elementi, che non venivano riconosciuti come appartenenti ad un originale romanico.

La nostra tesi si propone come obiettivo la ricostruzione delle diverse fasi di crescita dell’edificio e quindi la lettura del suo grado di trasformazione durante i secoli.
Per questo fine si è ritenuto opportuno l’utilizzo di diversi metodi. Parallelamente si sono portate avanti una ricerca archivistica e un’analisi di tipo materico dell’edificio, mettendo in relazione e confrontando le sue parti, infine si è ricorsi anche ad analisi di laboratorio, per cercare di avere dati scientifici a cui fare riferimento.
Abbiamo svolto il nostro lavoro cercando di non scartare nessuno spunto di quelli che potessero venirci da ogni ambito, consapevoli del fatto che la reale importanza di ognuno di questi si sarebbe manifestata, nella migliore delle ipotesi, alla conclusione della nostra analisi.
Ne risulta così una storia più complessa di quella che era stata descritta nel passato, ma che proprio per le tante caratteristiche uniche riscontrabili sulla materia di questa chiesa, a nostro parere, sembra meglio appartenerle. L’intera ricerca è stata portata avanti guidati non tanto dal miraggio di una soluzione inequivocabile, quanto piuttosto dalla consapevolezza dell’utilità del nostro lavoro per diminuire le pagine non scritte della storia di questo monumento.

 
 

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